Ciclo “il teatro sociale contemporaneo”

IO ME NE FREGO!
UNO SPETTACOLO SUL BULLISMO
testo Valeria Cavalli
collaborazione al testo Claudio Intropido
con Andrea Battistella, Iacopo Fracasso
regia Valeria Cavalli, Claudio Intropido

Consulenza scientifica Dottor Nicola Iannaccone
Progetto realizzato in collaborazione con Servizio Famiglia Infanzia Età Evolutiva – ASL Città di Milano

per ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori
repliche per le scuole:

lunedì 11 gennaio 2010, ore 10.00
martedì 12 gennaio 2010, ore 10.00
mercoledì 13 gennaio 2010, ore 10.00
giovedì 14 gennaio 2010, ore 10.00
venerdì 15 gennaio 2010, ore 10.00
venerdì 15 gennaio 2010, ore 15.00
sabato 16 gennaio 2010, ore 10.00
lunedì 18 gennaio 2010, ore 10.00
mercoledì 20 gennaio 2010, ore 10.00
giovedì 21 gennaio 2010, ore 10.00
venerdì 22 gennaio 2010, ore 10.00
lunedì 25 gennaio 2010, ore 10.00

Io me ne frego! affronta il tema del bullismo attraverso una storia comune che parla di due ragazzi che si conoscono fin dall’infanzia, nella quale le voci dei protagonisti raccontano il progressivo trasformarsi dell’amicizia in un rapporto vittima-carnefice.
Biglia, questo è il soprannome del più debole, si rende conto dei cambiamenti dell’amico, traviato da cattive compagnie, ma non vuole e non riesce a rompere il legame che li unisce, accettando dunque angherie e vessazioni.
Allo stesso tempo l’altro procede inesorabile verso un tragico abbrutimento che lo porterà a non riconoscere più il confine fra il lecito e l’illecito.
L’amicizia, che all’inizio era caratterizzata da una spensierata leggerezza, si incrina diventando una continua prevaricazione: le parole facili che scorrevano fra i due ragazzi diventano macigni e tutto sembra precipitare.
Ad un certo punto Biglia, il sottomesso, troverà il coraggio di ribellarsi, rompendo il silenzio e ostacolando le malefatte del suo oppressore.
Dal palcoscenico i gesti e le parole arrivano diretti al cuore dello spettatore, coinvolgendo anche i più timidi e stimolando il desiderio di confrontarsi direttamente con il problema, di porre delle domande alla ricerca di risposte reali.
In questo senso il teatro esprime pienamente la propria efficace funzione sociale, poiché porta in scena la vita vera, storie nelle quali riconoscersi, una morale concreta e non una predica.
Per affrontare questa esperienza con il giusto apporto “scientifico” ma senza inficiare il valore artistico dello spettacolo, è stata coinvolta la ASL di Milano e, in particolare, il Dottor Nicola Iannaccone, che ha seguito l’elaborazione del testo e lo sviluppo della messa in scena, collaborando attivamente con autori ed attori.
L’obiettivo è stato la realizzazione di uno spettacolo chiaro, diretto, senza facile retorica né moralismi di alcun genere, lontano da cliché televisivi o semplificazioni.
Il linguaggio è sobrio, attuale, ispirato ma non condizionato dallo slang “giovanilistico”; l’utilizzo di proiezioni video costituisce un ulteriore stimolo comunicativo per gli adolescenti; la musica, i cui motivi sono influenzati da quella ascoltata dalle nuove generazioni, è una composizione originale, una sorta di partitura sonora elaborata sulle azioni e parole dei protagonisti.

QUASI PERFETTA
UNO SPETTACOLO SULL'ANORESSIA
drammaturgia Valeria Cavalli e Claudio Intropido
con Giulia Bacchetta
regia Claudio Intropido
Progetto speciale realizzato in collaborazione con A.B.A.
(Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari)

per ragazzi dalla seconda media inferiore in poi
repliche per le scuole:
martedì 2 febbraio 2010, ore 10.00
mercoledì 3 febbraio 2010, ore 10.00
giovedì 4 febbraio 2010, ore 10.00
martedì 9 febbraio 2010, ore 10.00
mercoledì 10 febbraio 2010, ore 10.00
giovedì 11 febbraio 2010, ore 10.00
venerdì 12 febbraio 2010, ore 15.00

Quasi perfetta ha debuttato nel febbraio del 2004 e da allora ha girato in molte città italiane prima di arrivare a Milano. È stata, questa, una precisa scelta della Compagnia che, in questo modo, ha potuto completare un percorso di studio sul pubblico per comprendere il tipo di ascolto, di necessità, di attenzione sull’argomento dell’anoressia e dei disturbi alimentari.
In scena Giulia Bacchetta ci racconta la storia di Alice, una ragazza per molto tempo anoressica, ma ormai allontanatasi dall’urgenza del problema.
La sua è una vicenda come tante in cui un disagio adolescenziale, apparentemente “nella norma”, si trasforma e si amplifica fino a sfociare in una grave patologia.
Intorno ad Alice, evocate dall’attrice stessa, ruotano alcune figure significative: una madre competitiva e poco “accogliente”, un padre pressoché assente, un’amica, Irene, un amore mai corrisposto, Pietro. Infine Adele, la custode del palazzo in cui vive Alice, che grazie al suo calore spontaneo e umano, è l’unica persona in grado di dare ad Alice affetto e comprensione.
Il percorso di Alice racconta un dolore, un’inadeguatezza di vivere che, in questo caso, si trasforma in anoressia, ma che può assumere il volto della depressione, dell’alcoolismo, della tossicodipendenza, di un problema psichico.
In questo “diario” fatto di flash-back, ricordi e immagini, vediamo la sua personalità trasformarsi e i suoi pensieri diventare ossessione; ci addentriamo pian piano nel suo disagio che esordisce - come spesso avviene - in modo subdolo e silenzioso per poi farsi eclatante e disperato. Ed è nella verità delle parole che la protagonista pronuncia alla fine dello spettacolo che scopriamo la risposta: di anoressia si può guarire attraverso un percorso di cura. Alice avrà il coraggio di chiedere aiuto e così troverà la forza che le permetterà di camminare da sola.
L’A.B.A. (Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari) è un centro fondato nel 1991 da Fabiola Declerq che si propone di aiutare coloro che soffrono di disturbi alimentari attraverso un percorso psicoterapico. L’Associazione è stata fondata per rispondere alle innumerevoli richieste di aiuto pervenute in seguito alla pubblicazione del libro autobiografico Tutto il pane del mondo con il quale Fabiola Declerq ha voluto testimoniare la possiblità di uscire dal disagio anoressico-bulimico.L’apporto dato da A.B.A. allo spettacolo è stato determinante soprattutto per la consulenza scientifica della Dottoressa Maria Barbuto, responsabile della prevenzione.La collaborazione fra A.B.A. e Quelli di Grock e in particolare fra la Dottoressa Maria Barbuto e Valeria Cavalli, si delinea come contributo alla prevenzione di tali disagi.Quasi perfetta vuole essere un momento di sensibilizzazione importante rivolto non solo ai ragazzi ma anche e soprattutto a coloro che li guidano (genitori, insegnanti, operatori culturali).


SENZACODA
UNA STORIA SULLA DIVERSITÀ
di Valeria Cavalli, Claudio Intropido
scene e luci Claudio Intropido
con Antonio Brugnano, Debora Virello
regia Claudio Intropido

per ragazzi del secondo ciclo scuola elementare e scuola media inferiore
repliche per le scuole:
martedì 23  febbraio 2010, ore 10.00
mercoledì 24 febbraio 2010, ore 10.00
mercoledì 24 febbraio 2010, ore 15.00
giovedì 25 febbraio 2010, ore 10.00
venerdì 26febbraio 2010, ore 10.00

Senzacoda, spettacolo ispirato a La Sirenetta di Andersen, racconta l'incontro tra un ragazzo che ama scrivere fiabe e una ragazza misteriosa che abita in una sorta di capanno, su una spiaggia abbandonata. Il ragazzo, suggestionato dalle storie che ha sentito raccontare sulle sirene, crede che la fanciulla sia una di quelle creature marine: bella e affascinante, non si mostra mai a figura intera ma soltanto fino alla vita, parla e canta in un linguaggio a lui sconosciuto e sembra particolarmente attratta dagli oggetti che brillano.
Tra i due nasce un'amicizia profonda che permetterà alla ragazza di svelare il suo segreto: non è una coda variopinta quella che nasconde, ma sono due gambe rese immobili da un incidente in mare.
Senzacoda è uno spettacolo che rappresenta la forza propulsiva che l'amore e l'amicizia hanno nella vita di ognuno e che valorizza la diversità, trattando un argomento complesso come la disabilità con un linguaggio fantastico e fiabesco senza tuttavia perdere di vista il cuore del problema.

Una giuria composta da 26 ragazzi tra i 9 e i 13 anni ha assegnato nell'ambito del festival "ti Fiabo e ti Racconto" di Molfetta il premio "L'Uccellino Azzurro" 2007 a Senzacoda con la seguente motivazione:

"Come la fantasia, l'emozione e un tema vicino alla sensibilità dei ragazzi possono decretare il successo di uno spettacolo.
Un lavoro semplice per l'impianto scenografico e per i costumi adottati ha conquistato la giuria per la qualità degli attori, l'interpretazione originale del racconto classico e soprattutto per la capacità di coinvolgerci con una storia che valorizza la diversità e rappresenta la forza propulsiva che l'amore e l'amicizia hanno nella vita di ognuno."


LA REGINA DELLA NEVE
liberamente ispirato all'omonima fiaba di Hans Christian Andersen
con Cristina Liparoto, Sabrina Marforio, Elisa Rossetti, Bruna Serina de Almeida
regia Susanna Baccari, Claudio Orlandini
un ringraziamento speciale ad Ambra Marchini e Tina Monaco

per ragazzi delle scuole medie inferiori
repliche per le scuole:
martedì 2 marzo 2010, ore 10.00
mercoledì 3 marzo 2010, ore 10.00
giovedì 4 marzo 2010, ore 10.00
venerdì marzo 2010, ore 10.00

La fiaba narra di due bambini: Kay, ferito dai frammenti dello specchio maligno del diavolo e confinato nel castello della Regina della neve, e Gerda, in viaggio alla disperata ricerca dell'amico.
Nella fiaba, lo specchio magico, precipitato improvvisamente sul mondo, simboleggia il male che si insinua direttamente negli occhi e nel cuore degli uomini; il male che colpisce, spesso senza senso e senza colpa, che ha il potere di distorcere i sentimenti e di pietrificare le emozioni. Kay, incantato dall'intelligenza e dalla perfezione della Regina, resta prigioniero del cuore gelato, confuso e sedotto dalla solitudine e, convinto di essere protetto e difeso, è in realtà tenuto lontano dalla vita e dagli affetti. Gerda, per salvare l'amico, troverà il coraggio di rischiare e di mettersi in cammino per scoprire un'apertura possibile verso la vita e riuscirà, con tenacia e amore, a sciogliere l'isolamento di Kay, condividendone la sofferenza. Sarà nella relazione, nel riconoscimento, nel fluire dei sentimenti dall'una all'altro che semplicemente la vita accade e, in quell'attimo, sembrerà eterna.

Ne La regina della neve il racconto sembra coincidere con un tempo della vita, quello dell'adolescenza, un percorso di conoscenza e di crescita, fuori dal mondo incantato dell'infanzia in cui si è molto vulnerabili e forse più facilemnte colpiti dal male, qui inteso come solitudine, assenza di amore, congelamento delle emozioni. Ma, pur sembrando inevitabile l'incontro con il male, la fiaba ci soccorre attraverso al figura di Gerda e ci dice che è  impossibile rassegnarsi, dimenticare, passare oltre, rimuovere la speranza.
La regina della neve ci parla del viaggio che tutti prima o poi ci si trova ad affrontare: quello che vede qualcosa di noi sempre esiliato nel paese dei ghiacci e allo stesso tempo qualcosa di noi in cammino per uscirne.
(dalle note di regia di Susanna Baccari e Claudio Orlandini)